La nuova frontiera della chirurgia plastica? L’orecchio in 3D. Almeno così dicono

otoplastica_2Fresca fresca di stampa, giunge ora la notizia che la nuova frontiera della chirurgia plastica sia la stampa in 3D dei padiglioni auricolari per tutti quei pazienti che vogliano sottoporsi a otoplastica. Per ora, dicono gli esperti dei media, questa novità è solo per le orecchie, ma presto sarà anche per labbra, seni e, sembra, glutei. 

La procedura, c’è da dirlo, semplifica molto e consiste in tre passaggi fondamentali: disegna, stampa e impianta. Questi  sono stati appurati,  implementati dai ricercatori della Cornell University i quali hanno realizzato di recente il primo padiglione auricolare artificiale stampandolo a tre dimensioni in un materiale bio sintetico. 

I ricercatori Lawrence Bonassar e Jason Spector hanno creato il modello tridimensionale dell’orecchio esterno di una bimba di 5 anni e, grazie a una stampante 3D (sembra incredibile ma è vero!) ne hanno poi prodotto il calco in materiale plastico.  Questo stampo è stato poi riempito con Idrogel formato da collagene di ratto e cartilagine di mucca: il collagene è servito da impalcatura alle cellule cartilaginee per impiantarsi e svilupparsi nella forma corretta.

L’idea di base dei ricercatori è quella di utilizzare la moderna tecnologia per restituire un padiglione auricolare naturale a tutti i bambini che nascono con malformazioni congenite dell’orecchio esterno e/o che sono stati vittime di malattie o incidenti.  Il passo successivo sarà quello di sarà quello di mettere a punto un processo per l’estrazione e l’utilizzo di cellule cartilaginee umane: l’ideale sarebbe poter utilizzare quelle prelevate dallo stesso paziente, in modo da minimizzare il rischio di rigetto.

La chirurgia plastica, come vedete, non serve solo a rifare glutei e seni a star e starlette, ma ha anche una missione sociale, per gente normale. Anche per i bamini.